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Il progetto Mustagim

Il progetto Mustagim

Gli essenziali

Traduction : Daniela Minieri

 

Non ci confondiamo. 

Il progetto Mustagim parla solo di noi. E’ nel gennaio 2018 che questo ragazzo è entrato a far parte delle nostre vite.  Era accompagnato da altri quattro adolescenti.   In molte scuole locali, cinque nuovi alunni sono stati inseriti negli elenchi di classi diverse.  Non ci è concesso sapere dove erano a settembre, ottobre, novembre e dicembre 2017.  Per questo motivo, noi e Mustagim non parliamo la stessa lingua.  Vedere arrivare questi ragazzi in gruppetti di cinque, cosi all’improvviso, è stato un po’ strano.

Altrove, una volta, gli alunni di diversa lingua materna erano messi in Classi d’Accoglienza d’ora in poi chiamate Unità Pedagogica per Alunni di diversa lingua materna nelle quali imparavano il francese con specialisti di questa disciplina.  Una quindicina di ore di Francese Lingua Straniera e un inserimento graduale nelle discipline ordinarie.

Ci dicono che queste classi sono strapiene, che non si tratta più di insegnargli la lingua locale.  Si tratta del fatto che devono mangiare alla mensa, che non stiano a perdere tempo a République, che li accogliamo meglio qui che a Nizza.  Tutto questo, ancora, parla di noi.

Da quando lasciamo la regione PACA e la sua maggioranza elettorale decidere cosa significhi Fare Società? Da quando abbiamo dimenticato che chi ha fame trova da mangiare?  Che la paura per il nostro cibo è un’angoscia ben comprensibile.  Ci capisco.  Di aver paura delle proprie passeggiate è un timore legittimo.   Conosciamo bene le piazze del centro, la storia dei nostri République e vogliamo soltanto sbarazzarci dei nostri vecchi abiti.

Ci informano che una busta di Ore Effettive di Straordinario accompagna l’arrivo di Mustagim al fine di creare qualche ora di corso di Francese Lingua di Scolarizzazione. Due professori a contratto sono entrati quindi a far parte delle nostre vite.  Una il lunedi, una il mercoledi.  Non conosciamo il nostro datore di lavoro? Non sappiamo che questa busta è temporanea, che sparirà con il passare degli anni, come le Classi di Accoglienza?

Mustagim è entrato a far parte delle nostre classi di francese in gennaio.  Come la stragrande maggioranza numerica mondiale, è già plurilingue.  Come la stragrande maggioranza numerica della storia dell’umanità, è nomade o, come diciamo oggi, migrante. Come la stragrande maggioranza numerica mondiale, non sembra, a occhio, disporre di alcun reddito.

Con una grande esperienza di quello che significa essere Uomo, Mustagim se la caverà.  Imparerà il francese.        Mangerà.  Troverà una strada che appartiene soltanto a lui.  Ma noi? Ci basterà inserirlo velocemente nella vita professionale per essere soddisfatti?

Quando racconto delle storie, non le capisce.  Non sa che è la prima volta che mi succede. Vogliamo sapere se MargueriteBécaille[1]è una “pagnottista”, se è “ben fatto” per Monsieur Chabre[2], vogliamo saper cosa significa essere Nantas[3].

 Ci concediamo di discutere della supposta anticaglia delle novelle di Zola.

Lo facciamo perchè è qui che siamo, perchè è la lingua che parliamo.  È la storia del nostro rapporto con il denaro, del nostro gusto per le versioni ufficiali e ufficiose delle nostre vite, nel XIX secolo come oggi, che noi interpelliamo.  Lo facciamo perchéè in prima media che saremo in gennaio.  Avremmo potuto esserci benissimo in marzo, in terza e leggere Nina Bouraoui ou Patrick Chamoiseau per osservare quello che comporta parlare di sé.  Lo facciamo perchè siamo spesso sedentari, monolingue, a volte eredi e la letteratura è un buon mezzo per colmare queste lacune.

Racconto storie che molti non capiscono e scopro che questo mi mette di cattivo umore. Mi piace che la gente critichi Zola. Se lo fanno è perchè lo conoscono. Se lo conoscono è perchè lui ha potuto scrivere in francese.  E lì che risiedono il mio buon umore e il mio mestiere.

Il Centro Accademico per la Scolarizzazione degli alunni Nuovi arrivati di diversa lingua materna e dei bambini di famiglie nomadi e di Viaggiatori che interviene due ore negli stabilimenti, crede che sia meglio spiegare attraverso un film, un disegno, qualcosa, di cosa “stiamo parlando”.

Tuttavia, non è un peccato non poter parlare con Mustagim, noi, che non abbiamo la più pallida idea di dove si trovi l’Azerbaijan?  Non perdiamo una preziosa possibilità di scoprire che, alla Bécaille, si svegliano anche da comi profondi in altre parti del mondo [4] ? Non perdiamo una preziosa possibilità di scoprire che le grotte che si isolano in alta marea a spese o con l’avallo di un Monsieur Chabre esistono anche in altri altrove?

E invece di dare la colpa ai razionalisti di tutti gli orizzonti, quelli che ci incolpano di vederci cosi diversi, ci vorrà o abbandonarci o abbandonarci all’Altro?

Non ci sarebbe, in questo incontro tra Mustagim e noi una possibilità contemporanea e inedita? Non di proseguire questa storia nauseabonda di pretesa ufficiale all’universale, ma invece al contrario di FARE L’ECCEZIONE? Non possiamo definirci diversamente al mondo?

E, in attesa, fedele all’abitudine del logoramento dei nostri mestieri, concretamente, pragmaticamente, disegno così maleche ci chiedo: se Mustagimnon capisce le mie storie, chi gliele disegnerà?  

[1] La mort d’Olivier Bécaille, Emile Zola, 1884

[2] Les Coquillages de M. Chabre, Emile Zola, 1884

[3] Nantas, 1889

[4] SYNGUÉ SABOUR – PIERRE DE PATIENCE d’AtiqRahimi, 2012